«Gomorra – La serie»: capolavoro perché esempio-modello negativo

Venerdì scorso si è conclusa la terza stagione di «Gomorra – La serie», serie tv di qualità difficilmente riscontrabile nella produzione di settore, come del resto attestano l’entusiastica accoglienza della critica e il successo di pubblico dentro e fuori i confini nazionali.

Di essa si è detto che potrebbe diseducare e produrre effetti emulativi (http://www.huffingtonpost.it/2017/12/06/gomorra-senza-pace-gratteri-ce-il-rischio-emulazione-e-diseducativo-damore-attenti-alla-censura_a_23298556/).

Siffatta asserzione non ci trova tuttavia concordi: come può una vita vissuta di nascosto, fuggendo, lontano dagli affetti e che culmina nella morte propria e dei propri cari destare desideri emulativi?

«Gomorra – La serie» è un capolavoro perché ci scaraventa in faccia una violenza talmente inumana da lasciare sgomenti; rende il male non desiderabile ma ancor più disgustoso, perché privo di ogni più elementare canone di comprensione e pietà umana.

E in questa lucidissima esegesi del male non c’è spazio per i buoni e per il conflitto. Il male, per essere compreso sino a sconvolgerci, dev’esserci presentato per quello che è, senza filtri o mediazioni. È questo il senso delle scene di cinica, feroce, fredda e lucidamente folle violenza di «Gomorra»: in cui tutti, dalla manovalanza criminale ai boss di vertice, dopo un breve periodo di vita «normale» e piena libertà, iniziano a vivere imprigionati nelle segrete delle loro ambizione, crudeltà, spietatezza e violenza; sentimenti, questi ultimi, che prosciugano la coscienza sino ad annientarla, rendendo digeribile anche la morte del coniuge, del figlio o del genitore, la cui vita è sacrificata sul loro altare.

È desiderabile una vita del genere? È il paradiso in terra?

O è quanto di più esecrabile e terribile l’uomo possa immaginare di sé? O è l’inferno?

Autorevolezza, denaro, forza, onnipotenza, potere e prestigio criminali possono mai compensare una vita da prigionieri che sfocia nella morte, spesso assai prematura?

È proprio questo, a nostro avviso, il segreto del successo di «Gomorra». Che è un capolavoro proprio perché è un esempio, un modello negativo. Il monito che ciascuno di noi dovrebbe tenere bene a mente: cosa ce ne facciamo del potere e delle ricchezze se non possiamo goderne in piena libertà e senza temere il sopraggiungere della morte per mano del prossimo o addirittura delle persone che più amiamo?

Rosario Di Grazia