In difesa del Corpo Forestale dello Stato: IlSecolo.eu lancia la petizione #salviamoilcfs

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Dal 1° gennaio 2017 il Corpo forestale dello Stato – forza di polizia ad ordinamento civile specializzata nella tutela del patrimonio naturale e paesaggistico, nella prevenzione e repressione dei reati in materia ambientale e agroalimentare, istituito nel 1822 – sarà assorbito nell’Arma dei Carabinieri.

In un Paese così ricco di risorse naturali e così violentato, il presidio di un’unica e specializzata forza scompare e le diverse funzioni cumulativamente esercitate vengono distribuite tra le altre forze; risultato: quel che prima faceva un solo agente forestale dovrà – disgiuntamente – essere fatto da almeno tre o quattro colleghi di – altre – forze diverse – v., al riguardo, il parere 12 maggio 2016 della Commissione speciale del Consiglio di Stato [sullo schema di decreto legislativo recante “Disposizioni in materia di razionalizzazione delle funzioni di polizia e assorbimento del Corpo forestale dello Stato ai sensi dell’art. 8, comma 1, lettera a), della legge 7 agosto 2015, n.124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche”], consultabile all’indirizzo http://www.lexitalia.it/a/2016/77139,  nel quale si afferma: “Il decreto legislativo stabilisce che le funzioni già esercitate dal Corpo forestale non sono soppresse, ma vengono attribuite ad altre strutture (in massima parte all’Arma e in parte qua al Corpo nazionale dei vigili del fuoco, alla Polizia di stato e alla Guardia di finanza).  (…) A fronte del rischio di sovrapposizioni (causate da questa distribuzione delle funzioni prima cumulativamente affidate al Corpo forestale dello Stato, n.d.r.), si palesa nella ripartizione delle attuali competenze del Corpo forestale un ulteriore frazionamento tra più soggetti di talune funzioni che, a parere della Commissione speciale, perdono di efficacia se non affidate in via principale alla stessa istituzione. In particolare ci si riferisce al soccorso in montagna e al contrasto alle violazioni in materia di commercio illegale della flora e della fauna in via di estinzione (art. 10 ). (…) Considerato che il Corpo forestale ha sviluppato specifiche competenze nel settore, affidate a unità specializzate CITES (Convenzione di Washington sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora minacciate di estinzione, n.d.r.), che già collaborano, d’iniziativa e su chiamata, con le dogane negli accessi di frontiera, sembrerebbe prioritario preservare l’efficienza e l’efficacia del servizio, derivante peraltro da obblighi internazionali e comunitari, piuttosto che dare la precedenza alla salvaguardia dell’unitarietà della funzione doganale” (corsivi aggiunti).

Il tutto per risparmiare – anche se alla luce di quanto appena detto può ragionevolmente dubitarsi del fatto che vi sarà un risparmio (non solo finanziario) rilevante – una manciata di spiccioli! Una manciata di spiccioli che evidentemente vale la – pur parziale – disarticolazione dei servizi di antincendio boschivo, tutela della biodiversità, sicurezza in montagna, tutela ambientale ed alimentare, sicurezza ambientale e forestale, tutela specie protette, monitoraggio ambientale, sorveglianza parchi nazionali, protezione civile e contrasto al maltrattamento di animali.

Anche alla luce dei rilievi svolti dal Consiglio di Stato, sopra sinteticamente richiamati, l’impostazione data alla riforma non ci sembra condivisibile; e perciò lanciamo la petizione #salviamoilcfs per chiedere al nuovo Governo e alle istituzioni tutte di ripensare una riforma che appare “dispendiosa”, pasticciata e controproducente.

Se anche voi condividete dubbi e perplessità qui affacciate, potete inviare le vostre adesioni all’indirizzo e-mail ilsecolo.eu@gmail.com

Rosario Di Grazia