In una filastrocca di Rodari tutto il dramma dell’esodo di giovani dal Mezzogiorno

Non è grossa, non è pesante
la valigia dell’emigrante…
C’è un po’ di terra del mio villaggio
per non restare solo in viaggio…
Un vestito, un pane, un frutto,
e questo è tutto.
Ma il cuore no, non l’ho portato:
nella valigia non c’è entrato.
Troppa pena aveva a partire,
oltre il mare non vuol venire.
Lui resta, fedele come un cane,
nella terra che non mi dà pane:
un piccolo campo, proprio lassù…
ma il treno corre: non si vede più
(G. Rodari, Il treno delle filastrocche, Roma 1952).

In questi giorni mi è capitato di rileggere questa filastrocca di Gianni Rodari che mi ha commosso perché, a distanza di più di sessant’anni, descrive ancora magistralmente un fenomeno che al 2019 non sarebbe più dovuto verificarsi: l’emigrazione di massa di giovani (e meno giovani) meridionali verso il nord Italia o il resto d’Europa.

La questione dell’emigrazione dal Mezzogiorno è una questione vecchia quanto l’unità d’Italia. A quell’epoca, infatti, iniziò il processo di progressivo impoverimento del tessuto economico-sociale che ha condotto le popolazioni del centro (e soprattutto) sud Italia a cercare lavoro altrove, come spiega Pino Aprile in questo breve video.

Pino Aprile​: il Nord sfrutta da sempre le risorse del sud – …

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Pubblicato da Nemo – nessuno escluso su Lunedì 30 ottobre 2017

Da allora la classe dirigente (politica e non) di questo Paese non ha fatto altro che continuare a derubare il Meridione e i suoi cittadini del futuro, col risultato di costringere oggi migliaia di giovani (e meno giovani) ad abbandonare la loro terra per cercare fortuna altrove (https://thevision.com/attualita/sud-migrazione/). Il cuore, però, come canta Rodari, è rimasto lì, nella loro terra.

Ci illudiamo da più di un secolo che questa emigrazione potrà arrestarsi con assistenzialismo, clientelismo, bonus. Dovremmo fare la rivoluzione e invece ci accontentiamo della mancetta che il burocrate o il politico di turno ci danno per tenerci buoni e farci credere che la nostra terra non è gravemente malata di povertà.

Dovremmo impararla a memoria questa filastrocca di Rodari. E richiamarla alla mente ogni volta che un nostro figlio, fratello, parente o vicino abbandona la nostra terra non per scelta ma per sfuggire a fame e povertà. Questa filastrocca dovrebbe essere di una tale potenza evocativa da indurre non solo (e non tanto) nostalgia e tristezza ma desiderio di rivalsa e impegno civico, economico, politico.

Vi confesso di essere assai pessimista. Se questa terra sta morendo è anzitutto a cagione dei nostri peggiori peccati: connivenza, disonestà, ipocrisia, omertà, rassegnazione, viltà.

Rosario Di Grazia