«Matrimoni single» e crisi del matrimonio, della famiglia e demografica

È di qualche giorno fa la notizia del secondo «matrimonio single» «celebratosi» in Italia.

Dopo Nello (http://napoli.repubblica.it/cronaca/2017/05/01/news/nello_e_il_primo_matrimonio_single_non_amero_nessuno_piu_di_me_stesso_-164367640/) è stata la volta di Laura (http://milano.corriere.it/notizie/cronaca/17_settembre_21/laura-mesi-sposa-single-lombardia-79f07e36-9edb-11e7-8e38-5c41d07827be.shtml).

Ora, è evidente che cinquanta, quaranta, trenta, venti (e, forse, persino dieci!) anni addietro un’idea del genere non sarebbe venuta a nessuno.

Oggi, però, il contesto sociale occidentale è profondamente mutato.

Sulla scia di un imperante individualismo atomistico (di cui avevamo già detto qui (http://www.ilsecolo.eu/cultura/loccidente-al-tramonto-si-specchia-nel-vuoto-dellindividualismo-atomistico/), si vive ormai concentrati solo su sé stessi, sulle proprie ambizioni, sui propri progetti, sui propri successi.

E così si diviene incapaci di pensare all’altro, al prossimo, ad una famiglia; non si comprende più il fondamentale ruolo della famiglia quale pilastro di una solida architettura socio-politico-economica e l’importanza di arginare l’inesorabile declino demografico dell’Occidente; non si concepisce più l’idea del sacrificio e il senso del dovere verso la comunità.

E così i matrimoni diminuiscono, i divorzi aumentano (https://www.istat.it/it/archivio/192509) e si fanno sempre meno figli (https://www.istat.it/it/archivio/193362).

E mentre l’età media della popolazione occidentale avanza inesorabilmente, con sempre meno giovani che dovrebbero coi loro contributi tenere in piedi i sistemi previdenziali e assistenziali e i servizi sanitari dell’Occidente, proprio quei sistemi e quei servizi, senza radicali inversioni di tendenza, si approssimano sempre più pericolosamente al collasso.

Si addensano nubi nere all’orizzonte. Speriamo che il sole torni presto a splendere sul nostro avvenire.

Rosario Di Grazia