Se l’Italia disinveste in cultura…

Culture

È di ieri la notizia che il consiglio di amministrazione del Teatro dell’Opera di Roma ha approvato l’esternalizzazione dell’orchestra e del coro e l’avvio della procedura di licenziamento collettivo di centoottantadue unità di personale.

Senza entrare nel merito della questione, intendiamo in questa sede porre l’accento – dopo aver brevemente lumeggiato l’annosa questione della mancata/cattiva valorizzazione del patrimonio culturale italiano – sul progressivo disinvestimento, da parte dei Governi del nostro Paese, nel settore dei beni e attività culturali e del turismo.

Che noi italiani non siamo in grado di valorizzare adeguatamente il nostro immenso patrimonio culturale è ormai noto ed empiricamente dimostrato.

I conti, infatti, non tornano. Nonostante l’Italia, secondo il rapporto di PricewaterhouseCoopers Il valore dell’arte: una prospettiva economico – finanziaria, possieda (i dati sono riferiti al 2008) il più ampio patrimonio culturale a livello mondiale con oltre 3.400 musei, circa 2.100 aree e parchi archeologici e 43 siti Unesco (oggi sono 50), il RAC, un indice che analizza il ritorno economico degli asset culturali sui siti Unesco, mostra come gli Stati Uniti, con la metà dei siti rispetto all’Italia, abbiano un ritorno commerciale pari a 16 volte quello italiano; il ritorno degli asset culturali della Francia e del Regno unito è, invece, tra 4 e 7 volte quello italiano. A fronte della ricchezza del patrimonio culturale italiano, rispetto alle realtà estere esaminate, emergono poi enormi potenzialità di crescita non ancora valorizzate. In particolare, le stime di PwC indicano che l’economia turistica ed il settore culturale e creativo contribuiscono al PIL dei principali Paesi europei in media per il 14%. L’Italia con il 13%, circa 203 miliardi di Euro, è ben lontana dal 21% della best performer Spagna (pari a 225 miliardi di Euro) ed è ultima per valore assoluto di PIL. I ricavi complessivi da bookshop per i musei statali italiani sono pari al 38% del solo Metropolitan Museum, di dimensioni simili al solo Louvre (poco più di 20 milioni di euro annui).

Italia - patrimonio culturale

 

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Pil turismo e pil settore culturale

Basta questa breve disamina (seppur ormai datata) per dare un’idea del deficit strutturale delle politiche italiane di valorizzazione dei beni culturali.

E le prospettive non paiono lasciare spazio a più rosee aspettative; il bilancio di previsione pluriennale per gli anni 2013-2015 del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo (http://www.beniculturali.it/mibac/multimedia/MiBAC/documents/1379058148342_Bilancio_di_previsione_pluriennale_per_gli_anni_2013-2015.pdf) parla chiaro: tutte le voci che concernono la tutela e valorizzazione dei beni e attività culturali e paesaggistici e la ricerca e innovazione prevedono infatti riduzioni di budget.

È vero che non basta aumentare la spesa: occorre anche spendere bene. In tutti i Paesi europei, tuttavia, la spesa pubblica in questo settore è in costante aumento. Il nesso, del resto, è intuitivo: i beni culturali, se adeguatamente valorizzati, creano occupazione e ricchezza.

Rosario Di Grazia