Vent’anni di «Titanic»: un mondo in buona parte scomparso

Il 16 gennaio del 1998 – esattamente vent’anni fa – usciva nelle sale cinematografiche italiane «Titanic», colossal culto della cinematografia mondiale.

I numeri dell’opera – secondo maggiore incasso nella storia del cinema mondiale e ben quattordici candidature e undici vittorie agli Oscar 1998 – ben tradiscono l’unicità di questa pellicola, che deve il suo straordinario successo al magistrale nonché perfetto intreccio tra la storia di una tragedia collettiva e le storie dei suoi protagonisti, intrise d’amore, dignità e sacrificio.

Tra queste ultime, la storia delle storie è quella di Jack e Rose, che dopo vent’anni commuove ancora.

Anzi, commuove forse più di allora, perché rappresenta una concezione dell’amore quale sacrificio di sé per l’altro sempre più desueta.

Oggi l’affondamento del Titanic ben rappresenta la graduale ma (ci auguriamo non) inesorabile scomparsa di un mondo che non si distingueva soltanto per una concezione più autentica e nobile dei sentimenti ma che faceva della dignità, della galanteria e della serietà i suoi più solidi pilastri.

Ecco secondo noi qual è la ragione del fascino che ancor oggi esercita questa pellicola: quel mondo è in buona parte affondato col Titanic, e realizzare una simile delusione ci fa venire il groppo in gola; ma quel finale, tanto struggente quanto spiazzante, ci fa riscoprire la bellezza di quei sentimenti e, almeno per un po’, ci fa tornare desiderosi e disponibili ad amare incondizionatamente, contro tutto e tutti se necessario, e ci ricorda che l’ignoto fa meno paura se lo si affronta insieme.

Rosario Di Grazia