La riforma costituzionale articolo per articolo con brevi note di commento: artt. da 55 a 69 Cost.

Art. 55 vigente

«Il Parlamento si compone della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica.

Il Parlamento si riunisce in seduta comune dei membri delle due Camere nei soli casi stabiliti dalla Costituzione».

Art. 55 modificato

«Il Parlamento si compone della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica.
Le leggi che stabiliscono le modalità di elezione delle Camere promuovono l’equilibrio tra donne e uomini nella rappresentanza.
Ciascun membro della Camera dei deputati rappresenta la Nazione.
La Camera dei deputati è titolare del rapporto di fiducia con il Governo ed esercita la funzione di indirizzo politico, la funzione legislativa e quella di controllo dell’operato del Governo.
Il Senato della Repubblica rappresenta le istituzioni territoriali ed esercita funzioni di raccordo tra lo Stato e gli altri enti costitutivi della Repubblica. Concorre all’esercizio della funzione legislativa nei casi e secondo le modalità stabiliti dalla Costituzione, nonché all’esercizio delle funzioni di raccordo tra lo Stato, gli altri enti costitutivi della Repubblica e l’Unione europea. Partecipa alle decisioni dirette alla formazione e all’attuazione degli atti normativi e delle politiche dell’Unione europea. Valuta le politiche pubbliche e l’attività delle pubbliche amministrazioni e verifica l’impatto delle politiche dell’Unione europea sui territori. Concorre ad esprimere pareri sulle nomine di competenza del Governo nei casi previsti dalla legge e a verificare l’attuazione delle leggi dello Stato.

Il Parlamento si riunisce in seduta comune dei membri delle due Camere nei soli casi stabiliti dalla Costituzione».

Art. 56: invariato

Art. 57 vigente

«Il Senato della Repubblica è eletto a base regionale, salvi i seggi assegnati alla circoscrizione Estero.

Il numero dei senatori elettivi è di trecentoquindici, sei dei quali eletti nella circoscrizione Estero.

Nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a sette; il Molise ne ha due, la Valle d’Aosta uno.

La ripartizione dei seggi tra le Regioni, fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero, previa applicazione delle disposizioni del precedente comma, si effettua in proporzione alla popolazione delle Regioni, quale risulta dall’ultimo censimento generale, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti».

Art. 57 modificato

«Il Senato della Repubblica è composto da novantacinque senatori rappresentativi delle istituzioni territoriali e da cinque senatori che possono essere nominati dal Presidente della Repubblica.
I Consigli regionali e i Consigli delle Province autonome di Trento e di Bolzano eleggono, con metodo proporzionale, i senatori tra i propri componenti e, nella misura di uno per ciascuno, tra i sindaci dei Comuni dei rispettivi territori.
Nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a due; ciascuna delle Province autonome di Trento e di Bolzano ne ha due.
La ripartizione dei seggi tra le Regioni si effettua, previa applicazione delle disposizioni del precedente comma, in proporzione alla loro popolazione, quale risulta dall’ultimo censimento generale, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti.
La durata del mandato dei senatori coincide con quella degli organi delle istituzioni territoriali dai quali sono stati eletti, in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi, secondo le modalità stabilite dalla legge di cui al sesto comma.
Con legge approvata da entrambe le Camere sono regolate le modalità di attribuzione dei seggi e di elezione dei membri del Senato della Repubblica tra i consiglieri e i sindaci, nonché quelle per la loro sostituzione, in caso di cessazione dalla carica elettiva regionale o locale. I seggi sono attribuiti in ragione dei voti espressi e della composizione di ciascun Consiglio».

Art. 58: abrogato

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Art. 65: invariato

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Art. 68: invariato

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Brevi note di dottrina:

«8. Sulla rappresentatività non territoriale del futuro Senato.
Si è già visto come, nell’esercizio delle funzioni elencate nel “nuovo” art. 55 comma 4, il Senato eserciti funzioni statali. Il che ulteriormente evidenzia l’errore di fondo di averne attribuito l’elettività ai consigli elettorali e non ai cittadini.
In uno Stato “regionale” come il nostro, la statuizione che il Senato rappresenti “le istituzioni territoriali” costituisce infatti una “bestemmia”, in quanto soltanto nello Stato federale sono rappresentati i singoli Stati-membri, i Länder o le province. Di qui la conclusione che, nonostante tale enunciato, il Senato resterebbe organo dello Stato, tanto più che nella legge Boschi non si rinvengono spunti per sostenere che il Senato rappresenterebbe i “territori” come tali.
Infatti, perché potesse ritenersi che il “nuovo” Senato rappresenti i territori, il numero dei senatori dovrebbe essere identico per ciascuna regione quale ne sia l’estensione e quanti ne siano i residenti, solo così essendo tutelata la pari sovranità dei singoli Stati (come chiaramente spiegato da A. Hamilton e [o J. Madison?] nella lettera n. 62 dei Federalist Papers). Ed in effetti l’originaria versione del “nuovo” dell’art. 57 Cost. (d.d.l. n. 1429), oltre alla significativa presenza, nel Senato delle Autonomie, dei Presidenti delle Giunte regionali e delle Province autonome di Trento e Bolzano, prevedeva, per ogni Regione, due membri eletti dal Consiglio regionale e due sindaci eletti da un collegio elettorale costituito dai sindaci della Regione. Ma tale soluzione non arrivò nemmeno alla prima lettura. Pertanto, per quel che attualmente risulta, l’ammontare dei seggi cambierebbe a seconda della popolazione delle Regioni: da 14 seggi per la Lombardia a due per la Basilicata.
Quanto poi al vincolo di mandato — determinante perché la natura della rappresentanza sia “territoriale” e non “politica” — il “nuovo” art. 67 Cost. lo esclude non solo per i deputati, ma anche per i senatori. Ora è bensì vero che la natura territoriale dell’ente territoriale non sempre ne assorbe la natura politica, come appunto dimostra l’esperienza statunitense, ma da qui a sostenere che il Senato avrebbe natura “territoriale” senza la pari rappresentanza delle Regioni e senza nemmeno il vincolo di mandato, il passo sembra oltremodo eccessivo.
Escluso quindi, dalla maggioranza dei costituzionalisti, che il “nuovo” Senato rappresenterebbe i territori regionali, ne risulta confermata la rappresentatività politico-partitica in un contesto certamente più centralistico di prima. Quindi, la statuizione che “il Senato della Repubblica rappresenta le istituzioni territoriali” non esplicherebbe alcuna conseguenza pratica»

(A. Pace, Le finalità accentratrici della riforma costituzionale Renzi-Boschi, in Giur. cost. 2016, 355 ss.).

Rosario Di Grazia