L’attuale crisi istituzionale italiana e le sue radici datate e profonde

L’editoriale – Al di là del giudizio sull’operato di Mattarella e Salvini, l’attuale crisi istituzionale italiana ha radici datate e profonde: si chiama delegittimazione dell’autorità e sfiducia nelle istituzioni, e getta le basi nell’ormai lontano sessantotto; se a ciò, poi, aggiungiamo il topping “trentennale malgoverno” e una spruzzatina di “supremazia della finanza sulla politica” il pasticcio è servito.
Con buona pace di europa, mercati e minoranza elettorale, alle prossime elezioni vi sarà un plebiscito per Lega e Movimento 5 stelle.
E, ancor più che oggi, non potrà formarsi una maggioranza di governo che lasci fuori uno dei due partiti, perché significherebbe lasciare all’opposizione metà paese.
A quel punto il Presidente non potrebbe, se non a carissimo prezzo, porre un altro veto, perché scatenerebbe una rivolta popolare; col risultato di avere, così, un governo ancor più estremista.
Comunque andrà, e anche se l’Italia non potrà mai liberarsi del peso del suo enorme debito pubblico e dunque di una necessitata austerità, non si può privare un Paese del diritto di autodeterminarsi.
Anche perché, come ci insegna la storia, nulla è irreversibile: non lo è l’euro; non lo è l’Unione europea – almeno così come la conosciamo; e non lo è nemmeno l’ordinamento costituzionale di un Paese.

Rosario Di Grazia