Pd: perché governare costa, ma qualcuno deve pur farlo

Da stamane il partito democratico è tornato al governo dopo appena quindici mesi di astinenza.

I Salvini boys si sono già scatenati: “il pd governa anche se perde le elezioni”.

Ora, al di là della legittimità costituzionale-democratica di questo governo, ai Salvini boys andrebbe detta un’altra cosa: che non si governa dai profili social, dalle discoteche o dalle spiagge ma stando nelle istituzioni, ricoprendo ruoli chiave, incidendo sui processi decisionali nazionali e sovranazionali.

E nella tempesta politico-economico-sociale che stiamo attraversando per cambiare le cose bisogna stare nei palazzi romani, di Bruxelles e di Strasburgo. Bisogna essere “palazzofili”, non allergici al potere; perché il potere può essere una droga devastante, è vero, ma è condizione necessaria per cambiare le vite di ciascuno di noi.

Quindi qualcuno deve pur fare il lavoro sporco; deve pur pagare in termini di consenso il peso di scelte difficili ma necessarie, impopolari ma fondamentali.

Per tali ragioni, si condividano o meno programma e azione politica dem, dovremmo esser felici del fatto che tra Ministero dell’economia e degli affari europei, Commissario europeo per gli affari economici e Presidente del Parlamento europeo il partito democratico abbia la possibilità di incidere sensibilmente sul futuro del nostro Paese e dell’Unione.

Potrà far bene come pure male, è vero, ma quantomeno si assume la responsabilità di contare e di decidere; del resto, come ama dire il Capitano, “solo chi non fa non sbaglia”!

Rosario Di Grazia